Il primo postulato di Tomma sulle scogliere

Da: Suðureyri
A: Stykkisholmur
Km parziali: 328
Km totali: 3964
Posti: Dynjandi
Arnarfjörður
Patreksfjörður
Látrabjarg
Notte: Harbour Hostel
Temperatura: 7 – 12
Meteo: Pioggia, nebbia, tifoni
Note:

La tappa di oggi è una delle tappe più critiche: i chilometri sono tanti, su strade con pavimentazione alternativa all’islandese, con parecchie cose meravigliose da vedere (tra cui le mitiche scogliere di Latrabjarg) e si dovrà prendere un traghetto a fine pomeriggio.

Pensando a questo, Tomma e Yobby pianificano una sveglia marziale, in modo da partire prima possibile. Il primo intoppo al programma è impersonificato dal caratteristico gestore della guesthouse che tarda l’inizio della colazione.

Il secondo problema è che il terminale non funziona con la carta di credito di Tomma, che sarà costretto ad uscire in paese e derubare bambini e vecchietti per tirare su la somma per pagare la stanza.

Infine si riesce a fare colazione e mentre Gaia e Yobby ci danno dentro,

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Tomma svolge al meglio uno dei compiti che più si addicono ad un Lostbikers: procaccia il cibo necessario per la sopravvivenza per la giornata.

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Dopo lo splendido tramonto di ieri, non ci si poteva aspettare un tempo diverso: piove in modo deciso, ma l’ottimismo regna sovrano. I chilometri da fare sono davvero tanti prima di raggiungere Latrabjarg, ossia la sosta principale di oggi, e c’è quindi la speranza che il tempo cambi. L’asfalto dura davvero poco e con una macchina sempre più coperta di fango e forse escrementi di pecora, Tomma si cimenta in diverse prove speciali rally, mentre il tempo resta sempre pessimo, anche quando si raggiunge la cascata di Dynjandi.

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Ma da pessimo, può sempre diventare orrendo.

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Con la strada che passa attraverso passaggi montani in cui non si riesce neppure a scorgere il volante per la scarsa visibilità, i tre arrivano al meraviglioso Arnarfjörður. Meraviglioso in teoria, perché i paesaggi del fiordo si possono solo immaginare, dato il clima. Si prosegue fino a Patreksfjörður, dov come un miraggio appaiono delle lance per eliminare un po’ di ere geologiche sedimentate sulla macchina.

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Il clima uggioso (= di merda) ha contribuito in maniera determinante ad arrivare fino a qui con un anticipo davvero marcato; infatti tutte i posti da vedere e fotografare sono saltati a piè pari, con imprecazioni incorporate. Si ha quindi il tempo per infilarsi nel grill della stazione di servizio: mimetizzandosi alla perfezioni con camionisti e lavoratori del luogo, si gode un ottimo pranzo.

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Lo skyr con panna fresca e zucchero provoca commozione vera nelle papille gustative di Yobby e Tomma che non riescono a trattenersi e ne spazzolano quantità industriali. Nell’immagine si può notare l’espressione di Yobby proprio poco prima di subire un’esplosione da latticini.

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Le scogliere di Latrabjarg sono un richiamo per turisti da tutto il mondo per la bellezza naturale del posto e la quantità impressionante di uccelli presente. Non a caso Yobby brama a tal punto la visita a questo posto. D’altra parte la scelta geniale di rendere accessibile questa attrazione tramite una strada che sembra modellata da granate, rende un calvario percorrere gli ultimi 45 km.

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Attivati alle scogliere, ci si rammenta della validità del primo postulato di Tomma sulle scogliere.

Enunciato: data una scogliera panoramica, è certo che Tomma la vedrà attraverso una fitta coltre di nebbia. Corollario: tale principio si applica anche a punti geografici estremi e punti panoramici particolarmente importanti nella geografia mondiale.

Latrabjarg, essendo una scogliera panoramica posta nel punto più a ovest d’Europa, non può sfuggire a questo assioma indelebile.

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Gaia scivola alcune volte sul terreno sdrucciolevole, mentre Yobby avanza con passo attento. Anche Tomma sembra dare il meglio di se con un andatura sicura da stambecco. Peccato che lo stambecco non sia un animale che si trova a suo agio sulle scogliere.

Si avrà notizia della rovinosa caduta anche in Canada, raggiunta dai vituperi sconsiderati del povero caduto nel fango.

Oltre quindi a pioggia, nebbia e vento tipo bora, non si nota nient’altro: non un solo volatile fa capolino… neppure un misero puffin per espletare i propri bisogni corporali sulle teste di Tomma, Yobby e Gaia. Niente!

Con le pive ne sacco ed i testicoli particolarmente attorcigliati, si torna indietro sulla bellissima “strada” dalla quale si possono scorgere diversi residuati bellici.

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Pare che Schettino abbia fatto inchini anche da queste parti…

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Vista l’ora non resta altro che portare le stanche e frustrate membra a prendere il traghetto. Naturalmente anche l’ultimo pezzo di strada è un supplizio.

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Infine si giunge al molo sperduto nel nulla dove attracca la bagnarola destinata a portare Gaia, Yobby e Tomma sulla penisola di Snæfellsnes… oppure ad affondare nell’oceano.

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Il traghetto parte e l’andatura fin da subito è un vero supplizio: naturalmente, come ciliegina sulla torta della giornata, il mare è a dir poco montagnoso. Da perfetti dementi incuranti del conato, Tomma e Yobby ingurgitano qualsiasi cosa, dai panini del mattino…

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… ad un leggerissimo fish and chips, consigliato in tutti gli avvisi ai naviganti.

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Gaia nel frattempo viene abbattuta in malo modo dal maremoto in corso.

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Si raggiunge infine l’impronunciabile cittadina di Stykkisholmur, dove l’ostello dove dormire è direttamente al porto. Naturalmente, a dare il benvenuto c’è direttamente Capitan Findus.

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Così prima di ronfare dopo una giornata davvero triste, resta solo il tempo per riempire ancora un po’ lo stomaco di chi lo ha dovuto svuotare in balia delle onde e rendersi conto di essere attorniati da genovesi.

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