Caro vecchio squalo putrefatto

Da: Stykkisholmur
A: Borgarnes
Km parziali: 258
Km totali: 4223
Posti: Snæfellsnes
Notte: Ostello HI Borgarnes
Temperatura: 10 – 16
Meteo: Pioggia + vento forte + nebbia
Note:

Si aprono lentamente e con difficoltà gli occhi di Tomma dopo la giornata difficile e insoddisfacente di ieri. Basta un solo sguardo fuori dalla finestra per capire che anche oggi sarà problematica: piove e c’è un solito vento assurdo. Il tutto rende molto meno cristiano l’inizio di giornata di Tomma.

Un po’ abbacchiati ci si trascina a fare colazione: Yobby e Gaia oggi incredibilmente mantengono un profilo basso, tanto da instillare il dubbio della malattia grave per la mancanza di appetito! Tomma invece mangia come il solito bufalo in salute…

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Si parte così per girare la penisola dello Snæfellsnes, direzione fattoria di Bjarnarhöfn, uno dei pochi luoghi in Islanda dove viene prodotto il temibilissimo Hakarl, lo squalo putrefatto. Prodotto dalla carne di squalo groenlandese, che mangiato appena pescato sarebbe tossico, l’hakarl deve rimanere sotto terra per fermentare per circa 4 settimane e poi essiccare all’aria aperta per 5 mesi. Le leggende narrano che il suo odore ed il suo sapore abbiano fatto vomitare anche gli stomaci più eroici e che qualcuno sia morto sul colpo…

Fatto sta che il profumino si avverte già a chilometri di distanza…

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Nonostante attimi di titubanza, Yobby, Gaia e Tomma entrano nel museo della fattoria… uno dei posti più kitch del globo con oggetti di ogni tipo e con un odore davvero penetrante di pesce morto da secoli orsono. Il proprietario è un personaggio biblico, che immediatamente racconta a Tomma tutta la sua vita, quella del padre pescatore come lui, spiega il processo di produzione dell’hakarl ed il significato di ogni singolo oggetto del “museo”. Il tutto, naturalmente, in islandese. Tomma, per non finire appeso ad un gancio come un esemplare appena pescato, finge miseramente di comprendere qualunque cosa, annuendo come un povero mentecatto!

Gaia d’altra parte viene presa ed addobbata a pescatrice modella…

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… e subito prende confidenza con il mestiere, familiarizzando con la fauna locale.

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Nel frattempo Yobby si rifà della tremenda delusione del giorno precedente a Latrabjarg: dopo tante ricerche riesce a trovare un bel gruppo di uccelli, resi ancora più appetibili dalla loro leggermente innaturale rigidezza…

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Si ride, si scherza e si perde tempo il più possibile per evitare il momento più drammatico, ma come una scure si abbatte sui tre il terrificante assaggio del succulento prodotto. Gaia e Yobby immediatamente si ritraggono inorridite e spingono con estremo altruismo il povero Tomma al patibolo…

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Dopo una sniffata che non desta troppa acquolina in bocca, ecco il momento in cui lo squalo marcito, fermentato, essiccato e putrefatto viene mangiato.

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Tomma mastica… assapora… gusta appieno… intanto la gente intorno a lui si allontana per evitare di essere colpita da copioso rigurgito.

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Infine il clamoroso responso… Tomma sopravvive!

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Avendo assistito all’incredibile impresa, anche Gaia, Yobby e tutte le persone intorno che se l’erano ignobilmente conigliata, timidamente provano l’hakarl.

Non avendo messo alla prova ancora abbastanza papille gustative ed olfatto, si va a vedere l’essiccatoio dove viene ultimata l’ultima fase della produzione.

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Mentre c’è chi ormai si trova a suo agio al cospetto di cotanto predatore in putrefazione,

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c’è invece chi non resiste al davvero abominevole ed indescrivibile olezzo e scappa a gambe levate!

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Lesionati per sempre i ricettori olfattivi, si fa tappa a Grundarfjörður, dove ovviamente il tempo resta ignobile: nebbia e pioggia che cade praticamente orizzontale per il vento fortissimo.

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La sosta è utile per obbligare Gaia con la forza ad uscire a pedate dalla macchina per farle pulire la macchina di nuovo lercia come dopo un rally nel sahara.

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Il tempo non accenna a migliorare con una visibilità a dir poco nulla, si immortalano gli unici elementi che sbucano dalla nebbia.

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Purtroppo il vento toglie un po’ di splendore all’acconciatura sempre perfetta di Yobby.

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Bagnati e sferzati dalla tremenda bora, per salvare la giornata non resta altro che rinchiudersi in un ristorantino ed affogare i dispiaceri del meteo in una ottima zuppa di pesce condita con tanto di panna montata.

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Il pomeriggio regala solo pochi minuti di tregua dalla pioggia, durante i quali si riesce a scattare l’incredibile numero di foto uguale a 1! (tra l’altro inutile)

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Si decide così di puntare dritti verso l’ostello per rilassare un po’ le stanche membra e mettere Tomma sotto l’acqua gelata per tentare di sbollentarlo un minimo. Naturalmente, finita la penisola di Snæfellsnes e quindi la parte super panoramica ed interessante… smette di piovere. Ormai più tristi che mai, Gaia e Yobby decidono di portare un po’ di felicità ad alcuni cavallini davvero golosi che apprezzano talmente tanto gli zuccherini a loro offerti da amputare un dito a Yobby.

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A metà pomeriggio di arriva all’ostello di Borgarnes e si cerca di sbollire come si può per le ultime 2 giornate, fino ad arrivare a cenare, naturalmente senza fare a meno dell’alimento base dell’italiano in islanda: il pesce secco!

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Non sarà gustoso come quello putrefatto, ma non è male lo stesso!

Così, ecco concludere la giornata con una lezione di grafologia tenuta dalla esimia prof. Gaia.

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