Qualche difficoltà a 3000 metri

Oggi, per l’ultima giornata in val di Fassa prima della partenza, ci si vuole regalare una esperienza a 3000 metri di altitudine, concludendo in bellezza la vacanza. L’impresa però non sembra turbare Daddy e Simo che, palesemente, se ne battono il belino.

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Perso l’attimo della colazione in casa, Daddy recupera appena salito in auto ingurgitando mezza forma di grana.

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Che la giornata però non dovesse essere una delle più fortunate, lo si poteva tranquillamente intuire già dall’orrenda coda per tutta la val di Fassa e che si è dovuta superare per arrivare al passo Pordoi.

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Dopo quasi 2 ore di supplizio peggio di una giro in tangenziale di Milano nelle ore di punta, si arriva al Pordoi per affrontare la prova parcheggio. Nonostante la presenza di tante mezzi come l’intero parco macchine di Bangkok, si riesce a piazzare la macchina e raggiungere la funivia.

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Durante la salita a quasi 3000 metri, c’è anche il tempo di fare un po’ di allenamento agli anelli stile Yuri Chechi.

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Già alla partenza dell’itinerario per il rifugio Boè, Yobby palesa qualche preoccupazione…

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… immediatamente giustificata dal primissimo tratto che conduce al rifugio forcella Pordoi, non proprio una passeggiata in sicurezza per un bambino di 3 anni.

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Il primo traguardo intermedio è comunque conquistato, ma non ci si può nemmeno abbandonare ad una sacrosanta minzione, data la pericolosissima posizione del wc direttamente sul baratro, nonché una lunga coda di aspiranti suicida provenienti da tutta europa.

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Mestamente e con la vescica piena, si decide di ripartire.

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A metà percorso si presenta il tratto più difficoltoso, quantomeno per bambini piccoli… una piccola ferrata a vista precipizio…

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Tutta questa fatica e tensione alla fine fanno crollare Daddy… e la povera mamma Yobby è costretta a trascinare il figlio in braccio fino a destinazione…

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…nonostante la proposta di Tomma di mollarlo addormentato sul posto e riprenderlo al ritorno in caso venisse in mente di recuperarlo.

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Al rifugio intanto il resto del gruppo decide di spassarsela ognuno a proprio modo: c’è chi si inventa stilista…

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… e chi, ovviamente, si da all’alcol.

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Alle 14.30, tramite calcoli trigonometrici incredibili, ci si rende conto che se non si riparte immediatamente si rischia di perdere l’ultimo ritorno in funivia per le 17, rischiando un rientro a piedi dal Sass Pordoi!

Si riparte subito e Daddy non sembra gradire il risveglio per scarpinare di nuovo e piuttosto velocemente per tornare indietro: inizialmente è Yobby che si immola a trascinare per un braccio l’invasato e poi ci pensa Tomma ad esercitare una rimozione coatta del lamentoso bambino.

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Il Sass Pordoi sembra ancora distante…

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… ma il gruppo si ricompatta…

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… e si riesce a risuperare nuovamente tutte le difficoltà dell’itinerario riuscendo così a raggiungere la funivia ed evitare un probabile decesso per ibernazione nella notte a 3000 metri di altitudine.

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Tornati al Pordoi, Daddy e Simone iniziano a disquisire come bikers navigati su tutti i motociclisti che sfrecciano sul passo.

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Anche il rientro dal Pordoi a Soraga presenta lo stesso supplizio dell’andata: una coda chilometrica, iniziata addirittura ancora prima di Canazei sulla strada dai quattro passi. Tomma non regge l’ennesima rottura di palle di giornata e decide di farla finita.

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All’arrivo a Soraga si regala un po’ di meritato tempo ai giovani della compagnia dopo l’impresa di oggi.

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Ormai la vacanza è agli sgoccioli e come ultima serata ci si regala una mega pizza con diametro equivalente alla larghezza del tavolo. Tomma, per l’occasione, si nutre con una pizza con tutti gli ingredienti dello scibile umano.

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I primi preparativi per la partenza del giorno dopo sono completati: non resta altro che dare la mazzata finale alla bottiglia di bombardino… nonché al proprio fegato!

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Da: Soraga
A: Soraga
Km (56) 1070
Posti: Sass Pordoi (2950 mslm) – Rifugio Boè (2873 mslm)
Notte: Mugogn (Soraga)
Temperatura: min 15 max 21
Meteo: Nubi sparse
Note:

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