Askja che freddo!

Da: Akureyri
A: Akureyri
Km parziali: 199
Km totali: 2674 (+ 264)
 Posti: Askja
Notte: Ostello HI Akureyri
Temperatura: 3 – 6
Meteo: Nebbia, vento, nuvoloso, gelo
Note:

Oggi è il giorno non poco impegnativo (ed orrendamente costoso) del tour ad Askja, nel centro del deserto islandese, altrimenti non raggiungibile con la normale macchina a noleggio. La sveglia alle 5.40 già di per se potrebbe uccidere ogni entusiasmo ed in aggiunta, dopo alcuni velocissimi preparativi, uscendo dall’ostello di Akureyri si ha una sorpresa poco piacevole… la temperatura è 6°C già qui in città e pure sul mare.

Il trasferimento di 100 km verso il Mývatn scorre veloce, mentre fuori la temperatura arriva a 3 gradi grazie alla nebbia la visibilità scende a 10 metri… mentre Yobby e Gaia sonnecchiano ancora un po’ sui sedili, Tomma sgrana un rosario con entusiasmante crescendo.

Arrivati all’appuntamento poco prima delle 8, si ingoiano un po’ di biscotti come colazione e si sale sull’autobus-foristrada.

La prima sosta nel nulla più totale del deserto è ancora di più reso nulla dalla scarsa visibilità, ma serve a rinfrescarsi un po’ l’umore.

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La seconda sosta al rifugio Herðubreiðarlindir (totalmente impronunciabile anche da un islandese) dovrebbe regalare, oltre ad una sontuosa urinata nell’unico cesso a disposizione prima della destinazione finale, uno splendido punto di vista sul Herðubreið considerato il monte più bello dell’Islanda. Ovviamente, non vedendo a 100 metri di distanza, si opta per consumare velocemente metà delle scorte alimentari previste per il pranzo. Tomma si evidenzia come il solito lord inglese.

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Poco prima di arrivare in fondo al percorso, si arriva nel campo di lava utilizzato dagli astronauti americani per fare le prime prove di allunaggio sulla luna. Nell’immagine, si può notare come Tomma si sia prontamente abituato alla gravità lunare.

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Finalmente di arriva a destinazione, ma prima di arrivare alla caldera dell’Askia, si può godere di una passeggiata nelle incredibilmente migliorate condizioni meteorologiche: nebbia persistente, vento, freddo polare. Ormai, ci si rassegna all’evidenza della sfiga odierna.

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Gaia cerca anche di sfruttare l’occasione per ripassare un po’ le basi dello sci, munita di regolare skipass.

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Dopo aver disperso per sempre parte del cargo umano, il gruppo giunge fino alla caldera del vulcano esploso.

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Nel laghetto di acqua tiepida, in lontananza, Yobby individua alcuni uccelli fare un bagno rinfrancante.

Anche in queste condizioni avverse, lo stomaco è un richiamo imprescindibile che obbliga i tre a perdere diverse dita delle mani per assideramento al fine di finire i panini preparati per pranzo.

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Anche Tomma è costretto a mettere il cappello per proteggere tutta l’enorme materia grigia presente nella sua glabra scatola cranica: 4 gradi si sentono tutti.

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Il ritorno all’autobus permette una pausa artistica, casomai ci si fosse dimenticati la nazione in cui ci si trova.

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Senza curarsi della leggerissima e maledettissima nebbia, dopo poche ore di pellegrinaggio in tondo, si raggiunge di nuovo l’autobus.

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Il ritorno riserva solo una sosta per incamerare diversi liquidi che saranno fondamentali per farsela addosso nel lungo tragitto verso il lago Mývatn, dopo aver superato l’ultimo cesso disponibile.

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Chi ha bisogno però, può sempre farla nel fiume…

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Tornati nuovamente alla macchina, non resta altro che fare la spesa e ritornare ad Akureyri. Lungo la strada, mentre la temperatura non sale nemmeno ora sopra i 6 gradi, un sole beffardo esce all’improvviso a fare capolino sulle bestemmie di Tomma.

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Piegati come ganci, Tomma, Yobby, Gaia ed il nuovo componente del viaggio (abbandonato ignobilmente in stanza per tutto il giorno) possono finalmente sedersi a tavola… e svenire direttamente sui piatti sporchi per la stanchezza.

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