Il dolce caldo dell’est

Da: Reyšarfjöršur
A: Borgarfjörður
Km parziali: 293
Km totali: 1806
Posti: Seyðisfjörður
Lagarfljót
Litlanesfoss e Hengifoss
Húsey
Borgarfjörður
Notte: Ostello HI Borgarfjörður
Temperatura: 12 – 22
Meteo: Sereno
Note:

La sveglia di oggi regala nuovamente il sole alto in cielo. Con la gioia nel cuore, anche se un po’ rimbambiti dal sonno, Tomma, Yobby e Gaia corrono in cucina per fare colazione. Nel marasma iniziale, Gaia resta priva di cibo e per un attimo rasenta la disperazione più cupa.

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Incombono ancora presenze italiane oscure alle spalle.

La colazione per una volta consiste in quantità umane di cibo, ma sufficienti ad affrontare la partenza con una convinzione da vichingo.

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Oggi l’andatura è da calma olimpionica e zigzagando in allegria si arriva al primo fiordo dell’itinerario, il Seyðisfjörður.

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L’enorme metropoli omonima sprizza vitalità in ogni angolo.

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I tre, ciondolando, trovano il tempo di fare un po’ di spesa. Purtroppo la creatività nella spesa è un pericolo che oggi non si riesce ad evitare. I prossimi pasti sono a rischio!

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Una volta abbandonato il fiordo, l’ora di pranzo potrebbe già provocare dei problemi alla alimentazione di Tomma e Yobby, che però al momento, riescono ad evitare la tragedia culinaria finendo i resti di cibo commestibile dei giorni prima.

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Con una tattica degna di una volpe nel deserto, dopo essersi appesantiti dal pranzo, si comincia una scarpinata con pendenze inaudite per raggiungere due cascate. Oltretutto in questo momento si raggiunge un record incredibile per il territorio islandese: la temperatura raggiunge inauditamente i 22°C.Come prevedibile, dopo 100 metri si hanno già i primi collassi.

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Trascinate per i capelli da Tomma (oltretutto invidioso della loro capigliatura), con grande sforzo si arriva alla prima cascata a metà percorso.

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Gaia e Yobby, con andatura da ottuagenarie azzoppate e senza stampelle, riescono a raggiungere il primo punto panoramico sulla Hengifoss, ma da qui non hanno la minima intenzione di spostare le loro beneamate chiappe.

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Con un calcio nel sedere infatti si liberano di Tomma, abbandonato ad un triste e solitario ultimo tratto di strada.

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Raggiungere la fine del percorso mette una decisa sete a Tomma che decide di dissetarsi bevendo come un cane rognoso l’acqua del ruscello che arriva dalla cascata. Poco dopo, una anzianza gli si avvicina iniziando un discorso con un Tomma visibilmente infastidito:Vecchia: “Hai bevuto l’acqua?”
Tomma: “Si e a te che cazzo ti frega?”
Vecchia: “E’ da tanto tempo che la bevi?”
Tomma: “Tutte le volte che vengo a questa cascata, ne faccio scorpacciate”
Vecchia: “Pensi che posso benìrne anche io?”
Tomma: “Si, ma se poi ti viene la diarrea non mi venire a cercare!”

Dopo ciò della anziana non se ne ha più traccia alcuna…

Dopo la grande fatica della salita, la discesa non può che essere rilassante, al punto da godersi un bel volo di Yobby per terra.

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La seconda parte del pomeriggio regala la solita dose di sterrato al solito Tomma alla guida, che con la solita ignoranza affronta come un islandese imbufalito dalla fretta. La strada per Husey, un altro posto in culo ai lupi e decisamente dimenticato da qualunque tipo di dio di qualunque religione esistente, dovrebbe regalare diversi tipi di incontri animali: volatili di ogni tipo, renne e foche. Al posto delle renne si incontrano le solite decine di migliaia di pecore e pecoroni, per le quali Yobby ha il solito embolo.

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Per la tragedia di Yobby, gli uccelli sono sfuggenti, ma quando si tratta di cercare le foche, si mettono in campo tutte le forze possibili per avvistare la bestia.

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Come per magia, ecco apparire uno splendido esemplare che addirittura applaude con le pinna anteriori.

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Il soggetto in questione sarà rincorso per chilometri da Yobby e Gaia per abbatterlo e venderlo a trance al mercato rionale.

Dopo questa crudeltà gratuita, non resta che raggiungere l’ultima meta della giornata, attraversando passi montani e un fiordo con una sicurezza stradale decisamente discutibile.

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Arrivati integri a Borgarfjörður, Yobby è al terzo cielo per aver incontrato un uccello di cui ancora goduto.

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Queste sono in effetti le prime galline incontrate in Islanda!

L’ostello di oggi, ancora una volta in una location super figa, regala però un’amara sorpresa: niente coperte a disposizione! Si prevede una nottata davvero difficile…

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Prima di cena si può sfruttare ancora un po’ di tempo per la brama di uccello che è rimasta a Yobby. Si raggiunge un punto di avvistamento alla fine del paese con porticciolo annesso.

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Una volta saliti sulla piattaforma di avvistamento, Tomma elimina una coppia Nippo precedentemente presente sul posto con ripetuti schiacciacervelli, mentre Yobby appaga la sua brama quotidiana con un bell’uccello colorato.

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Arriva la sera e Gaia si trasforma in un mostro affamato che pare non aver visto cibo da millenni: incalzando in  modo tambureggiante gli altri due vecchiardi, riesce a conquistare la cucina dell’ostello.

Nonostante si sia cercato di ritardare il momento della cena il più possibile, arriva il momento di mangiare le cose acquistate la mattina. Tomma e Yobby si preparano ad una perfetta cena in stile islandese.

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Il primo è una zuppa con ingredienti totalmente sconosciuti, che si rivela però un ottimo alimento. La portata successiva è però il fantomatico slatur: acqua, sale, avena, farina di segale, pezzi di grasso fresco… e litri di gustoso e freschissimo sangue ovino.

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Yobby cede di schianto provando questa leccornia locale e viene salvata da una gentile coppia locale che, vedendo schifati gli alimenti sulla tavola degli italiani, offrono una perentoria insalata di patate. Tomma sarà l’unico ad apprezzare questo amalgama di resti ovini.

Yobby, tanto per gradire si consola con un bel mezzo chilo di Skyr…

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E mentre dalla lontana e incivile Italia arrivano notizie di funesti tentativi di furto ai mezzi a 2 ruote, si fa notte. Nel frattempo la stanza senza coperte è stata scaldata a puntino  con l’ausilio di una stufetta in modo da assomigliare molto di più ad un altoforno che un luogo dove dormire.

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