Il calvario del ritorno

Da: Las Vegas
A: Genova
Km parziali: 13
Km totali: 5025
Posti: Aeroporti
Notte: Aereo
Temperatura:
Meteo:
Note: Giramento di palle clamoroso

Pare che 2 ore di sonno (almeno per gli ultimi crollati a letto) non siano proprio l’ideale per una corretta manutenzione dell’essere umano, ma oggi non si può fare altrimenti. Il suono della sveglia alle 2.30 risulta però una punizione orribile, come se già dover tornare dopo tre settimane di vacanza non sia già una punizione sufficiente.

Gli ultimi preparativi vengono effettuati da tre zombi che in pochi minuti si ritrovano in auto senza nemmeno capirne il motivo. Il check out, anche fatto a quest’ora, non da problemi… tutto fila tranquillo!

Totalmente inconsapevoli delle strade prese per arrivare, si riconsegna la fidata e soprattutto lurida Ford Escape che ha accompagnato Tomma, Yobby e Gaia senza problemi per tutta la vacanza. Per ora tutto bene!

Anche la navetta per raggiungere il lontanissimo terminal è raggiunta senza alcun problema e tutto sembra procedere nel migliori dei modi, nonostante l’orrenda sveglia ed essere leggermente assonnati.

Si raggiunge la coda in aeroporto in orario come da programma. Tutto bene!

Davanti al computer per il self -check in, il clima di perfezione che ha pervaso l’atmosfera finora, si incrina: all’inserimento del codice della prenotazione dei voli, sullo schermo viene precisato che serve un assistenza speciale. Giunge così una dipendente della United che con molta sicurezza prende in mano la situazione. Tutto sembrerebbe aggiustarsi quando all’improvviso l’assistente si rende conto che per concludere l’operazione servono azioni ancora più particolari.

Al banco a questo punto le cose sembrano procedere. Solo la pignoleria della United crea un simpatico diversivo: tutti i bagagli da imbarcare non devono superare singolarmente i 23 kg (non come all’andata quando è stata considerata la somma totale).

A questo punto scoppia il delirio! In men che non si dica, Tomma, Yobby e Gaia occupano mezzo terminale e riescono miracolosamente a ridistribuire il tutto senza buttare via materassini, tende e mutande varie.

E’ questo il momento in cui si tocca il momento più drammatico: la dipendente della United si rivolge verso i tre cavalli di ritorno verso l’Italia chiedendo a ripetizione ed in modo incontrollatamente preoccupato: “Why?… WHY???”

Il fulcro della tragedia è il volo interno da San Francisco a Las Vegas, acquistato per far scendere il prezzo totale dei voli aerei , ma per non averlo mai utilizzato, il sistema ha direttamente pensato bene di cancellare tutte le prenotazioni dei voli successivi.

Il dialogo tra Tomma e tutta la United messa insieme diventa concitato ed alla fine il risultato è che si riesce a spuntare i tre biglietti aerei nonostante un dichiarato overbooking ma:

  • con giustificazioni da bambini dell’asilo, non è stata possibile l’emissione dei biglietti da Monaco a Genova
  • i posti sui voli non sono vicini l’uno all’altro
  • il costo della operazione per recuperare la prenotazione è di 450$

Ormai privi di qualunque forza residua, si accetta il tutto con una sconsolatezza seconda solo alla mortale stanchezza.

Mogi, tristi, abbattuti, si raggiunge il gate di partenza, dove si appura che il volo è in ritardo di circa 40 minuti. Le cose, tutto sommato non stanno procedendo così bene come inizialmente sembrava.

Saliti sull’aereo Tomma sfoggia capacità diplomatiche davvero inaspettate: riesce a convincere mezzo aereo a cambiare di posto ed alla fine con una operazione assomigliante ad una partita a Tetris, riesce a ricomporre tutta la comitiva per fare il viaggio tutti vicini.

Il primo volo della giornata che porta a New York ha come unici servizi compresi il posto a sedere ed un bicchiere d’acqua. Peggio che nel volo di Paolo Villaggio in “Pappa e Ciccia”! Almeno lì davano i semi o lupini.

Si comincia ad atterrare…

All’arrivo nell’aeroporto della grande mela, si nota che anche il volo da New York a Monaco di Baviera ha un ritardo, questa volta di 1 ora e 10 minuti. Per adesso!

Per ora non è il momento di preoccuparsi troppo: è l’ora di mangiare!

A stomaco pieno si ha ora il tempo per cominciare a preoccuparsi per la coincidenza di Monaco di Baviera: con una sosta programmata di 2 ore, un ritardo del genere rischia di far perdere il volo per Genova, considerato anche il fatto che per ora non si hanno i biglietti per quel volo.

Si cerca di mitigare l’ansia con una pausa brioche e cappuccino.

Passa il tempo ed il ritardo si accumula.

Anche l’ultimo aggregato della comitiva, comincia a spazientirsi allargando le braccia.

Una volta imbarcati, l’enorme boeing 737 ci impiega una vita a decollare: il ritardo totale sfiora le 2 ore e 30, gettando nello sconforto Tomma, Yobby e Gaia, che si vedono già costretti a restare a ingurgitare birra e wurstel a Monaco.

Sul volo l’assurda sfiga dell’odissea del rientro continua inesorabile: il comandante avvisa che purtroppo la visione dei 1000 film teoricamente disponibili per la visione sugli schermi dell’aereo non funzionano. Tomma finalmente si scrolla di dosso la stanchezza, intonando un canto gregoriano.

Almeno qui si mangia…

Con il fuso orario recuperato, la giornata del 25 si riduce di 9 ore ed in men che non si dica è già il giorno seguente.

Fortunatamente durante la trasvolata oceanica si recupera parte del ritardo, giungendo così a Monaco con un capitale incredibile di 40 minuti per prendere l’autobus all’uscita dell’aereo (sarebbe troppo culo sbarcare direttamente al terminal), completare la parte burocratica del rientro nella comunità europea, cercare la biglietteria e fare i biglietti, capire che direzione prendere nell’enorme aeroporto e raggiungere il gate giusto. Il pensiero comune è che non ce la si farà mai!!!

Si calpestano vecchi, donne, bambini e mutilati di guerra: la prima navetta è conquistata. In aeroporto si chiede al primo passante a caso la direzione da prendere nella folle corsa… e così anche il controllo passaporti è scavalcato in un batter d’occhio.

Al terminal sembra di essere alla finale olimpica di 400 metri: come furie, spazzando via qualunque cosa sul proprio percorso (e sudando come animali rognosi) si conquistano i biglietti e capendo che in tempo è sufficiente per raggiungere il Monaco – Genova.

Una volta arrivati al gate, non ci si accorge di una anomalia dell’orari e si aspetta fiduciosi l’annuncio del volo. Dai parenti di Genova però, giunge una notizia funestissima, che ormai ha del comico: al porto c’è un allarme bomba e quindi i voli sono momentaneamente interrotti. A questo punto ci si rende conto che anche l’ultimo volo è in ritardo: 2 ore e 10 minuti. Cominciano le crisi epilettiche…

Si cerca di dimenticare tutto il viaggio con un giro per i negozi dell’aeroporto, ma ormai l’arterio è galoppante e la bestemmia una costante infinita sulla bocca di Tomma.

Al ritorno ottimistico al gate, viene annunciato che il ritardo è “indefinito”; infatti l’ultima beffa del cambio di aeromobile fa tardare di un’ulteriore ora l’ultimo volo per Genova. I componenti del gruppo iniziano a crollare.

Ormai distrutti nel fisico e nello spirito, si riesce nonostante tutto a conquistare l’ultimo volo e tornare infine in Italia.

Atterrato il volo con quasi 4 ore di ritardo, c’è la necessità di prendere la navetta per coprire i 16.5 metri che separano l’aeroplano dal terminal. Durante i 10 secondi del trasbordo, il trolley di una sbadata signora crolla esattamente sulla gamba di Tomma. Evidentemente adornato da cartavetro, lame e bisturi il trolley lacera in più punti il polpaccio del malcapitato, che ormai esausto da tutte le sfighe del ritorno, non ci fa neppure caso. La signora, d’altro canto, si scusa 18000 volte implorando pietà.

L’ultimo rischio del bagaglio perso (in fondo con un viaggio del genere sarebbe una giusta conclusione) per fortuna è evitato e si riesce a raggiungere la macchina dove Tomma, ormai esangue per lo squarcio nella gamba, si mette alla guida soprattutto fresco dalle 48 ore senza quasi dormire.

Strane opzioni di guida ne tormentano la guida: frizione, marce e freno a mano erano orpelli automobilistici ormai messi nel dimenticatoio. Ma, a questo punto, è ora di tornare ad essere italiani, dimenticare il cambio automatico e soprattutto, cercare di salvare il fegato da tre settimane di immonde schifezze americane.

 

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