Fenomeni meteorologici inaspettati

Da: Vik
A: Vagnsstaðir
Km parziali: 262
Km totali: 913
Posti: Fjarðrárgljùfur
Sandar
Svartifoss
Skaftafellsjökull
Notte: Ostello HI Vagnsstaðir
Temperatura: 10 – 13
Meteo: Nubi sparse – Sereno
Note: Quasi cottura della pelata di Tomma

La sveglia suona presto per una giornata che appare impegnativa. Oggi la colazione è compresa con il bello anche se costoso b&b, quindi si decide di giustificare ancora di più la spesa letteralmente saccheggiando la sala per la colazione.

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Rotolando, i tre lievemente appesantiti buttano i bagagli in macchina, ma prima di partire c’è il tempo per molestare un po’ i cavalli curiosi del b&b.

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La mattina sembra molto migliore del giorno prima; il cielo è coperto, ma non piove e non soffia quel piacevole venticello tipo tifone del Nebraska. Per Tomma, Yobby e Gaia è già davvero tanto commovente così, tanto che, presi dall’entusiasmo, tornano ad esplorare i dintorni di Vik, visto che la visibilità è maggiore dei 10 metri di ieri.

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Abbandonate definitivamente Vik, si punta diritti verso il nulla dei Sandar islandesi. Il tempo regge e già in macchina si grida timidamente al miracolo. Yobby approfitta di una sosta per saltellare come una squilibrata un po’ su pietre laviche ricoperte da un morbidissimo strato di muschio, ovviamente alla ricerca di bestie locali.

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Il continuo richiamo di “caproniiiiii… dove siete caproniiiii”, logora fino alla quasi totale pazzia Gaia e Tomma, fino a che per fortuna una bestia compare sulla strada di Yobby.

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La cavalcata sulla statale 1 viene interrotta per un oretta per andare a vedere il Fjarðrárgljùfur. Come si intuisce chiaramente dal nome, trattasi di stretto canyon nel verde…

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Sul percorso si raccomanda estrema prudenza… puntualmente disillusa dal cretino di turno.

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Tornati alla fida Kia Cee’d, sulla strada verso la tappa successiva, accade l’impensabile. Un fenomeno meteorologico che si pensava totalmente sconosciuto in questo paese fa la comparsa: esce il sole!

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Urla di gioia e caroselli in piazza accompagnano l’accadimento. Si festeggia fotografando qualunque cagata sia colpita dai raggi del sole!

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Una foto tira l’altra e ci si dimentica pure di mangiare, nonostante le continue lamentele puntualmente ignorate di Gaia. Per ignorarla ancora meglio, verrà in seguito imbavagliata e rinchiusa nel bagagliaio fino alla sosta delle 14 per pranzare con i classici panini da viaggio.

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Di seguito viene rappresentato il disappunto del soggetto venuto con gli occhi chiusi nella foto precedente, scattata dall’inetto fotografo da strapazzo.

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Poco dopo si arriva al parco Skaftafell, dove si dovrà a malincuore lasciare la macchina e scarpinare per gran parte del pomeriggio. Il primo itinerario viene affrontato con la solita goliardia solo leggermente violenta.

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Si arriva al ghiacciaio Skaftafellsjökull dove purtroppo un lago di acqua vagamente freschina impedisce di continuare.

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Ottima scusa per tornare indietro e per qualcuno dedicarsi a quello che ormai è una delle ragioni principali della vacanza: la ricerca di un uccello. Yobby si aggira con passo felpato.

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Ed eccola immortalare la tanto agognata preda.

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Dopo il pietoso spettacolo, si affronta la seconda escursione di giornata: la cascata Svartifoss. L’itinerario è in decisa salita e per questo Tomma entra un modalità controllo sudore. Inizio della salita blando e con tutti i 4 strati di copertura a disposizione. Dopo 20 metri di salita è costretto a cominciare a levare strati… via la giacca… via il pile… via la felpa…

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Tomma è costretto ad affrontare la passeggiata in maniche corte, cosa proibitiva anche per il più classico degli islandesi.

Nonostante il sgradevole spogliarello, la cascata è raggiunta.

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Si riparte verso l’ostello, con già una tambureggiante lamentela che arriva dai sedili posteriori di Gaia che ha già una fame da bestie.

Ben consci che Jökulsárlón sarebbe l’unica tappa del giorno successivo, passando davanti alla laguna glaciale Tomma e Yobby non possono non sfruttare l’occasione d’oro di una luce fantastica…

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Dire che ci si diverte come dei bambini è poco.

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Intanto si distrae la piccola con il suo verme solitario, tentando di insegnarle le basi del calcio: il primo esercizio consta di provare a calciare piccole pietre.

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Dopo i risultati opinabili (notare la gamba sinistra vagamente paralizzata, stile omino del subbuteo usato per tirare i corner)

23 subbuteo calcia corner

Gaia viene invitata a tentare giochi più consoni in stile locale.

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Verso le 21, con la fame della piccola iena che rasenta tentativi di omicidio nei confronti di Tomma e Yobby, si arriva finalmente all’ostello, dove, per la gioia incontrollabile di Yobby, due amici danno il benvenuto.

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Anche questo ostello è davvero molto bello.

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Immediatamente ci si mette al lavoro per placare la famina di Gaia che minaccia di rosicchiare caviglie e avambracci.

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La triste richiesta di Gaia di pasta in Islanda è soddisfatta.

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La cena di Yobby, al contrario, è tutto un programma. Il problema comportamentale peggiora di giorno in giorno!

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Soddisfatti grandi e piccini, è ora di andare a nanna, ma non prima di verificare la propria igiene orale…

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Tutti in branda, mentre nel buio il povero cretino resta attaccato al pc per lavorare fino a notte inoltrata!

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